Home > Eventi > Ucraina – guerra, accoglienza, solidarietà. Estremo bisogno della PACE

24 febbraio 2022. Uno dei giorni più brutti della mia vita.

Quel giorno mi svegliai, come tutte le mattine per andare al lavoro. I giorni precedenti non erano giorni tranquilli, erano piuttosto frenetici, con mille impegni e nervi sempre tesi a causa delle notizie di ammassamenti dell’esercito russo in grandi numeri lungo i confini della mia Ucraina. L’attenzione dei media si concentrava sempre di più sulla guerra fra gli invasori russi e i difensori ucraini che durava da 8 anni nel Donbass e che ormai era dimenticata. Nelle ultime settimane anche io ripensavo alla rivoluzione che venne chiamata “La rivoluzione della dignità” in Ucraina che iniziò il 30 di novembre 2013 e terminò a febbraio del 2014.

Tutto cominciò quando il governo, dell’allora presidente d’Ucraina, Viktor Yanukovych decise di allontanarsi dall’intenzione di integrazione del paese nell’Unione Europea e prese una serie di decisioni che portavano l’Ucraina a legarsi sempre di più alla Russia.

Io sono nata un mese prima della proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina. Il mio paese è un paese democratico giovane e che risente molto del comunismo dell’Unione Sovietica. I primi anni d’indipendenza sono stati anni di grande crisi economica e di un passaggio brusco nella realtà del capitalismo. La corruzione si diffuse purtroppo molto velocemente nella nuova Ucraina indipendente essendo stato questo per anni un modello di vita e di governo comunista. Le piccole imprese facevano fatica a sopravvivere come anche le persone oneste e così cominciò una grande emigrazione verso i paesi europei come l’Italia, Spagna, Grecia e altri. Ma la nuova generazione era già diversa, ispirata dai valori europei di libertà e autodeterminazione non tollerava più le catene di governi con aspirazioni imperialiste.

Così, quell’autunno del 2013 i giovani studenti uscirono nelle vie di Kyiv e iniziarono a manifestare il loro dissenso. Loro volevano intraprendere la via dell’Europa e non quella del ritorno nella dittatura russa. Ebbene furono picchiati dai fedeli sicari di Yanukovych, questa protesta non piaceva allo zar Putin e doveva essere stroncata sul nascere. Ma non andò così. Né le scelte politiche passarono inosservate e nemmeno i giovani picchiati durante una manifestazione pacifica. Da lì a pochi giorni la piazza centrale di Maydan si riempì di manifestanti di tutte le età, che venivano da tutte le città ucraine e in pochissimo si raggiunse un milione e oltre di persone che manifestavano la voglia di essere liberi.

La protesta durò quattro mesi. I manifestanti vivevano in piazza in una grande tendopoli, manifestavano giorno dopo giorno contro il governo che infine prese la decisione di sparare contro i manifestanti.

Mi ricordo il sangue di più di 100 persone che persero la loro vita perché non volevano vivere in uno stato-dittatura. Il dolore per così tante vittime morte fu molto forte, tutti gli ucraini lo condividevano. Piangemmo il loro sacrificio ignari del fatto che avremmo dovuto piangere molte più persone in futuro.

Molti eventi seguirono dopo quella rivoluzione. L’Ucraina scelse un altro presidente Viktor Poroshenko, la Russia invase immediatamente Crimea e Donbass. La Russia creo la propaganda riguardo alla presunta richiesta del Donbass di diventare indipendente e iniziò una guerra lenta ma che portava morti ogni giorno, giorno dopo giorno per 8 anni. Sì, la russia ha invaso i territori dell’Ucraina perché il popolo ucraino non volveva più vivere nelle catene dello zar e per motivi economici e politici ovviamente.

Gli ucraini hanno imparato a vivere con la guerra e cercavano di andare avanti nella loro vita quotidiana sapendo che c’erano soldati sul fronte che continuavano a impedire all’invasore a proseguire nella conquista dei territori ucraini. Fino al 24 febbraio 2022.

Quella mattina guardai il mio cellulare e vidi un messaggio su WA su un gruppo degli ucraini che vivono in Trentino che diceva “è guerra”. Non riuscì a credere a ciò che stavo leggendo e così controllai ogni notizia, era vero.

Era guerra ed è guerra. Una guerra che sembra uscita da un film di orrore del passato, con missili e spari e violenze e torture e tutto quello che “normalmente” succede in una guerra.  Sento di continuo persone che descrivono, analizzano, ragionano su cosa e come sarà, su cosa chi e come deve fare per finire questa guerra. Sento di continuo tutte le parole, tante parole fredde e calcolatrici sul prezzo della guerra in termini economici e di vittime e delle conseguenze che porterà la guerra. Tanti intellettuali, pensatori, persone comuni, tutti analizzano questa guerra e mentre parlano io vedo solo i bambini che vengono violentati, le donne che piangono, le case che vengono distrutte in un attimo, vedo il terrore negli occhi di chi viene torturato, vedo i muscoli tendersi di ogni persona che protegge il proprio caro al minimo sentore di pericolo.

Perché la guerra è fatta di persone. La guerra in Ucraina è fatta da coloro che hanno attaccato nella notte una città dormiente, la capitale dell’Ucraina e hanno portato la morte e da coloro che difendono la propria terra.

Da quel 24 febbraio per tutti gli ucraini è cambiato tutto. Gli ucraini che vivevano la loro vita in Ucraina si trovarono di fronte ad una scelta: rimanere o scappare. Scapparono in 14 milioni. Altri 30 milioni sono rimasti in Ucraina. Gli ucraini che vivono all’estero come me si sono trovati di fronte ad una scelta: reagire o disperarsi. Quelli che conosco io e che vivono in Trentino hanno reagito.

Nel primo giorno di guerra era difficile pensare, ma dal secondo l’Associazione culturale degli ucraini in Trentino “RASOM” aps di cui faccio parte si è attivata nella richiesta di aiuto. Abbiamo lanciato una richiesta di aiuto di beni di prima necessità. E la risposta fu così grande che non sapevamo più come gestirla. Il mio numero insieme ai numeri di telefono di altre tre persone andò sul notiziario e ricevemmo intorno a 400 chiamate al giorno ciascuno di noi per settimane. E poi montagne e montagne di aiuti confluirono nel primo punto di raccolta che fu l’oratorio di Sant’Antonio a Trento. Da lì cominciarono camion, logistica, spedizioni e centinaia di persone che aiutavano, centinaia di organizzazioni private e pubbliche che portavano il raccolto, diversi giornalisti che chiedevano notizie per informare la cittadinanza.

E poi arrivarono i primi profughi. Il Trentino si organizzava ad accoglierli ma nel frattempo bisognava dare un posto da dormire a quelli che arrivavano giorno dopo giorno. Tante persone hanno aperto la loro casa agli ucraini che scappavano dalla guerra. Chiesi anche a IPSIA del Trentino odv che gestisce insieme all’impresa Oasi l’hotel Oasi in via Bolzano 14 di accogliere qualcuno ed ebbi immediatamente una risposta positiva.

Imparai a conoscere quali sono i bisogni quotidiani delle persone, quei bisogni a cui si dà poca importanza quando si vive una continua routine e insieme a tante persone imparai a trovare le soluzioni a moltissimi problemi.

Nell’emergenza umanitaria che ha creato questa guerra abbiamo imparato a fronteggiare le difficoltà, abbiamo ritrovato la comunità che lavora insieme per il bene di altri, abbiamo imparato ad organizzarci e ad adattarci e siamo riusciti ad aiutare qualcuno.

L’associazione “RASOM” aps ha spedito 36 camion e più di 20 pulmini colmi di cibo, medicinali, prodotti per l’igiene, vestiti e altro in Ucraina. Abbiamo distribuito per 8 settimane pacchi viveri a 250 famiglie di profughi residenti in Trentino. Abbiamo collaborato con tante altre realtà per attivare corsi di italiano, abbiamo cercato di dare mediazione laddove serviva. Presso l’hotel Oasi abbiamo incontrato insieme a IPSIA del Trentino odv decine di profughi e volontari. Insieme al Patronato ACLI abbiamo tenuto serate informative. Grazie al pulmino delle ACLI Trentine abbiamo portato al Consolato di Milano centinaia di profughi che avevano bisogno di fare documenti.

La guerra distrugge ma noi possiamo dobbiamo continuare a costruire. Dobbiamo costruire la pace costantemente, in tempi di guerra, in tempi di pace, in qualunque tempo dobbiamo impegnarci a costruire la pace.

Olha Vozna

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